Numero civico

Ho sistemato alcune cose: sciocchezze come la grafica sul blog, un rumore nella macchina, la guarnizione della caffettiera, la targhetta col nome sul citofono. Sciocchezze.

Mi sono costruito tutto un discorso, lungo, una strategia per sopravvviverti ( ma sì tre V) ; è stato meglio così, non confondiamo i sentimenti col sesso

( confondiamoli invece)

bisogna saper tagliare, le minestre ricotte sono indigeste

( ma il digiuno non scherza)

chiodo scaccia chiodo, guardiamo avanti…
Non ti lascio, mi hai lasciato? Non lo sappiamo entrambi.
Sai che stiamo facendo? Facciamo i cretini in attesa, sì certo in attesa di vedere come vanno le cose: nell’attesa mugoliamo di piaceri interrotti. Non esiste essere più idiota dell’essere umano, sto pensando a ieri pomeriggio.

Ecco guardavo avanti ieri pomeriggio mentre il rag. Gulisano mi ripeteva da 15 minuti la stessa solfa della dichiarazione che bisogna rivedere etc. etc. Io nel mentre mettevo dentro il bagagliaio i registri vecchi e l’auto era pargheggiata di traverso sul marciapiede, un invito a nozze per il vigile di turno. Tu non potevi vedermi, come cavolo è possibile alle 18 e 30 pomeridiane di un giorno feriale bucare il bordello di Via Etnea e vedere Enzo col ragioniere che carica la macchina, vedermi tra un autobus e l’altro, tra una vita e l’altra. Ti ho sentita io, che ti sento sempre. Ho avvertito il tuo movimento fra la gente che si muoveva sull’altro lato della strada perchè quando ti muovi mi sposti il cuore.
Ho alzato lo sguardo Giulia ed eri lì, Giulia che non sei qui.
Giulia dall’altra parte con un altro, che parlavi a tratti mentre sistemavi qualcosa dentro la borsetta e poi ti voltavi e gli rispondevi intensa.
Giulia con un uomo della mia età.
No più giovane, un poco.
Dinamico, sportivo come il coupè che lui ti apriva e che io invece ho venduto ( ma cazzo era fuso). Un beddu masculu con le scarpe lucide in via Etnea, nel bordello di un pomeriggio di aprile, assieme a te che mentre sali in macchina sei un invito alla procreazione e ti sistemi i capelli… con quel gesto che adesso non è più mio. Non siete mai nostre, perchè dovrebbe essere diverso? La mia donna è una frase da abolire: siete solo vostre.

Noi vi sfioriamo in questa come nelle altre possibili vite, vi annusiamo e restiamo sospesi come dei minchioni a guardarvi le gambe, gli occhi e il seno nella speranza di carpirvi anche il cuore, che poi lo conserviamo per sempre e diciamo E’ MIO. E’ MIO. E’ MIO!!!!

Giulia l’auto è partita e la tua ombra è rimasta lì , davanti al numero civico 2….
– Dottore ma lei mi ascolta?-
– Sì, sì, devo scappare, ci sentiamo domanimattina verso le 9 e 30-
– Ma… e le firme? Dottore le firme! Senza non posso portarli a fare bollare-
E te li firmo minchia. Ragioniere te li firmo, ti firmo anche la mia condanna a morte, dammi sti registri che da domani torno a fare l’Hippie. Ragioniere che non ti sei accorto di Giulia! Il fatto è che non avrai mai una Giulia che se ne è andata via. Anche la multa mi stanno facendo: scrivi vigile urbano, scrivi ed io ti guardo e tu?
– E’ sua la macchina?-
– Sì-
– Sto scrivendo-
Mi guarda strano come dire ma che sei scemo?
– Lei è in divieto di tutto-
Giulia come si chiama lui? Sono annichilito ma devo continuare a vivere.
– Sto andando via, guardi-
Devo andare via Giulia.

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3 pensieri riguardo “Numero civico

  1. Sono in arretrato! Quante cose sono successe… I registri da firmare, la multa… ah, Giulia! Quello? Ma dai, lo sanno tutti che è gay dichiarato. Ha fatto outing, solo tu non lo sai.

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