Slow food

Ci siamo lasciati ed è già passato abbastanza tempo, scrivo abbastanza che sono già tre settimane eh, non dico minchiate io, tre settimane come nella canzone. 
Sono andato con un’altra va bene? 
C’E’ COSA? 
Stavo scoppiando, non capivo più niente e non era la solita patologia da homo erectus: ero diviso in mille pezzi e alcuni possedevano i genitali. Sono stati questi che hanno incontrato una collega di Giulia. Una con le minne grosse, la faccia da oca giuliva e il tono di voce squillante. Belle gambe, begli occhi…mi ha scopato va bene? Ha fatto tutto lei e siccome non funzionavo come lei aveva previsto mi ha anche preso per i fondelli per il resto della serata. 

Ci siamo lasciati, il tempo scorre ed io mi consumo ma… non mi fisso sulle cose io. 
Non sto qui a rimuginare di amori finiti e minchiate varie, lavoro io, lavoro e produco. Poco ma produco e alle 12 e 45 stacco e vado a mangiare. 
Entro nella trattoria e don Pietro cerimonioso avanza fra i pochi tavoli con la sua bella panza e mi fa 

– Dutturi, prego dutturi, si metta là. Non è buono? Annuisco ma non è per snobismo, è che sono distratto.
 – Di primo abbiamo… 
– La pasta col nero di seppia c’è? 
 – Dutturi, giusto quella? Manca la materia prima,però ci sono spaghetti con i masculini o una norma che… 
– Passiamo ai secondi don Pietro. Voglio dei calamari alla griglia e un’insalata verde 
– Subito dutturi, subito. E indietreggia manco fossi Luigi XIV, non vede l’ora di sparire. 
Ci siamo lasciati due, anzi tre settimane fa…tre o quattro? Non tengo il conto. 
Non faccio niente e non penso a niente, vorrei vivere per un anno così a non fare una beneamata, a vivere e basta solo perchè respiro…e mangio. Chissà se ho abbastanza denaro per potermelo permettere. Un rapido calcolo: NO! 
Squilla il cellulare. 
– Dottor  buongiorno ( è il ragioniere) mi spiace ma dovrebbe trovare il tempo di venire perchè (perchè seiunrompipalle rag. un grosso rompipalle) lei ha messo una firma sulla pagina sbagliata e per fare la correzione ( minchia ma io devo mangiare, evadere, fuggire, sparire, svanire per un anno si era detto o di più?) è necessaria la sua nuova firma in calce…………… 
Non ricordo cosa gli ho detto, ma abbiamo preso un accordo. Quale? Beh più tardi lo chiamo. I calamari si preannunciano con un profumo delizioso, acquolina e pace, posati davanti a me sono uno spettacolo. Afferro il pane e le posate. Squilla il cellulare. Due, tre, quattro volte. 
 – Pronto? ( ma cu minchia sì a quest’ora) 
 – Filippo, scusami ma lo zio ha scordato sul tavolo… 
– Non sono Filippo! 
– Le chiavi della credenza della casa di campagna e… 
– Signora ha sbagliato numero. 
– devi tornare a prenderle perchè sennò…scusi ma chi parla? 
– Non sono Filippo! Signora non sono Filippo 
– Ah, non è Filippo? Scusasse sa, pareva Filippo. 

Telefonata chiusa e appetito aperto: primo boccone e tozzo di pane, delizioso. Sorso di vino bianco di Alcamo fresco e profumato. Sono già in viaggio per i mari del Sud e sono al sud, mare, sole, palme e dolce voglia di far niente che è un’arte non crediate. Ma ci sarà un modo per sparire no? E se mi compro un camper? Di seconda mano: E vivo lì, e vado in giro e scrivo sul blog dal camper eh? Ma stavolta cambio argomenti che ci ho la mia cultura io sapete. Il “Blog dei posteggi” lo chiamo. Secondo boccone. 
Squilla il cellulare. Fanculo!  Non rispondo, non potete rompere i cabbasisi ogni 3 minuti, non potete. Magari è mia madre che deve dirmi delle analisi di papà, apro il cursore. 
 – Enzo ciao, perchè non mi hai salutato ieri in via Etnea? 
– Pronto? 
– Mi senti Enzo? O sei già caduto a terra, pare che tu sia in contatto con un fantasma. 
– …………. 
– Enzo ci sei? 
– Giulia…ciao Giulia…scusami non si sentiva bene…ciao Giulia 
– Ok, ok, ci siamo riconosciuti, ma non mi hai risposto. 
Sudo, sto sudando, devo raccogliere le idee, devo riprendere il filo, devo, devo, devo rispondere.
– Ero certo che tu non mi avessi visto e… poi passavo da lì per caso ( minchiatona col botto!!!!) 
– Non ti ho visto subito, ti ho intuito. Mi succede sempre con te, ti intuisco perchè smuovi lo spazio attorno a me, alzo lo sguardo e sei lì! 

Giulia, maledetta, non dire così. Non dire così che mi fai morire, Giulia e io non sto a rimuginare sulle cose, non sto a struggermi per amori finiti e minchiate simili io. 

– Ti ho visto indaffarata e in compagnia, stavi per salire in macchina e c’era traffico. Mi è sembrato indiscreto per voi. 
– Che fesserie Enzo. 
– Beh, potevi iniziare tu allora 
– Te l’ho letto negli occhi che non volevi salutarmi in quel momento e ci sono rimasta male. Dimmi che non è così. 
– Eri con un altro Giulia e non me la sono sentita 
– Geloso? Enzo sei geloso! 
 – Non sono geloso, sono, ero… imbarazzato ecco tutto ….. 
– Non mi hai ancora chiesto chi era l’altro……. Era Manfredi uno dei dirigenti dell’aereoporto, strano che tu non l’abbia riconosciuto. Quando stavamo assieme vi siete anche presi qualche caffè assieme. 
 – Quando stavamo assieme Giulia eravamo un’altra cosa 
 – Vero, ma siamo restati diversi, siamo altro ogni volta che ci incontriamo. Volevo salutarti di persona. 
– Giulia smettiamola di farci male, lo sai che ti rivedrei con piacere, lo sai ma poi, poi c’è sempre il poi, forse è colpa mia che non sono capace…ma mi resta sempre una ferita… 
 – Non c’è nulla di male a dire ti amo. Enzo fra un paio di giorni parto, volevo salutarti per questo, torno a Roma, lavorerò a Fiumicino. Svanisco ma se vuoi possiamo chiudere qui. Così. 
 – Stasera Giulia. Alle otto davanti a Savia. Ciao 
– Ciao

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12 thoughts on “ Slow food

  1. Hai ragione, in realtà una storia come questa non può finire, viene solo messa da parte per poter andare avanti. La si ripiega accuratamente e la si ripone in un cassetto della mente, perché non si sciupi. E rimane lì quieta, in attesa. Perché la vita va avanti e ci saranno nuove storie, magari più importanti. Ma quella è speciale, intensa e coinvolgente ed ogni volta che aprirai il cassetto sentirai solo il suo profumo. Come certe vecchie fotografie di come eravamo.

    1. Il cassetto si è aperto un paio di anni fa dopo essere stato chiuso per quasi due decenni. L’ho aperto un giorno di inizio aprile come fosse una commemorazione e Giulia ancora una volta mi ha sorpreso, bypassato, stravolto forse preso in giro perchè era viva. Talmente viva che scrfiverne e, vedo, leggerne smuove ancora l’aria attorno a sè.
      La vita va avanti certo, verso quale direzione non so, molte cose del passato hanno un’esistenza diversa, parallela…difficile a dirsi. Ciao Suzie

      1. Certe persone ci attraversano la carne, il cuore, la mente, il sangue, diventano parte di noi, che ci piaccia o no. Purtroppo succede che altri accadimenti ci costringano ad accantonarle ma esse sono lì, emozioni in standby pronte a riaccendersi non appena ti giri verso di loro.
        Buongiorno Enzo.

    1. Perchè Giulia? Bisogna sapersi fermare a volte. Me lo disse lei una volta. Enzo devi riuscire a fermarti ogni tanto, stavamo facendo l’amore, ma guardandomi dentro gli occhi in quel modo terribile e unico che aveva, aggiunse
      ” Non in quel senso Enzo, devi riuscire a fermarlo i tempo , il tuo, il nostro, quello che avremo anche lontano da qui.” Mi disse così un giorno.

      1. Mi fa strano vedere in questo racconto il nome Giulia vicino a quello di Enzo, perché anche noi ci chiamiamo cosi. Ma la cosa che piu mi stupisce sono i racconti, le stesse nostre parole, postate negli stessi identici giorni. Storie simili a distanze diverse? Spero che la tua abbia un lieto fine migliore del mio

      2. Le nostre stesse parole? Io non credo alle coincidenze di questo tipo. Credo ad altro…
        La mia storia con Giulia C. ha avuto un esito perfetto!

  2. Giulia sì che ha le palle! E così sei andato a letto con un’altra, è un classico, voglio dire che voi uomini, almeno una buona parte, quando siete nel marasma più completo, che fate? Andate a scopare con un’altra! Che originalità… L’hai vista con un altro ed hai pensato: “eccola là zoccola! Se ne fotte di me e si fa scarrozzare da quel bellimbusto. E io scopo un’altra, così impara la maiala. E magari l’ha imparato davvero ma non ha fatto una piega, ma al momento giusto ha estratto lo stiletto… ma se vuoi possiamo chiudere qui…
    Brava Giulia, cinica e fredda come una lama.

    1. Giulia secondo me aveva ben altro e lo sapeva usare benissimo: questa è la prima parte, poi c’era tutto il resto. Lì nessuno era un maestro e forse qualcosa gliel’ho insegnata anche io.
      La tua è una analisi di parte, la situazione anche allora era estremamente più fluida per entrambi, nemmeno Giulia sapeva sempre esattamente come fare e barava giocando da par sua con il fisico e la sensualità- Che poi mi sconvolgesse si è capito fin dal primo post, se così non fosse non ne avrei scritto; scrivere serve a fermare, conservare, tenere con sè anche se è una chimera.
      Brava? Cinica? Fredda? E se ti dicessi che fuggì da un amore più grande di lei?

      1. Tu scrivi puntata dopo puntata ed io devo raccogliere quello che trovo mano a mano che procedo. Può darsi che andando avanti capiti qualcosa che mi faccia cambiare idea. Dovrei sentire anche il racconto di Giulia. Solo così avrei il quadro completo. Poiché a parlare sei solo tu è logico che sia un po di parte.

      2. Giulia non sapeva scrivere ma sapeva guardare e amare, in pratica sapeva fare tutto quello che a me mancava. Non credo che sia possibile avere un quadro completo e obiettivo Suzie, troppo di tutto e…troppa fine. Non ci sono più tante puntate, questa storia volge alla fine…apparentemente perchè una vera storia d’amore non finisce mai.

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