Giulia, quel che resta di noi

 il nulla ci assedia
Intimorisce i contorni del ricordo
Contesta il silenzio che solo potrebbe
conservarci.

Ma volte l’assoluto ha un peso
scrissi.

E tu eri già lì

da sempre assieme all’inspiegabile
malinconia cui il vivere così
ci condanna.

Sull’orlo di un diverso destino
era il segno di uno sguardo
che adesso qui si assiepa assieme
alle parole indistinte.

Cercarti non giova.
Sorprendermi restituisce il giusto peso
alle stelle e ai pensieri ogni giorno più
distanti.

Preliminari…servono sempre.

Enzo sono naturalmente io, Giulia ha un altro nome: quando scrissi questa serie di post mi sembrò che darle un altro nome potesse difenderne la privacy.

1gLei è una hostess, conosce molta gente e ama la discrezione. So che sono tutte sciocchezze però mi piaceva tenermi almeno il segreto della sua vera identità, forse pensavo che ciò potesse far durare la storia per sempre.

Giulia comunque è viva qui, con me, bloccata in questo tempo e in queste righe, non mi fa nè bene nè male, non più almeno di quanto me ne faccia la vita che ora scorre apparentemente concreta fra le mie mani.
I post li scrissi di getto con una violenza sintattica e verbale mai più toccata dopo quando mi sono imposto una misura più composta, più simile alla mia vita apparente. La lingua sembra grezza e superficiale ma vi assicuro che, per quanto mi riguarda, la mia storia con Giulia non potevo raccontarla meglio. Era vera, lo è ancora a modo suo, è una lama che mi ha sezionato crudelmente, anche adesso che riscrivo di lei.

Post del lunedì con le autoreggenti ma senza Giulia

2gHo passato la domenica con Giulia. Sabato mi ha dato buca, aveva da fare e una che lavora in aereoporto ha sempre da fare.
Negli ultimi mesi, non so perchè, ancora di più.
Al telefono era Giulia impegnata e di fretta, io invece piacione e coglione; così lei mi ha liquidato in fretta
-Ci vediamo domattina alle 10, ok? – Ok, certo, avevi già messo giù.
Non è stata una bella giornata ieri. Non ci siamo lasciati ma neanche presi Giulia. Ci siamo misurati, in giro, a pranzo e dopo. Sul dopo meglio stendere un velo perchè io che avevo una gran voglia stupida di te, me la son tenuta visto che mi parlavi e parlavi e parlavi, e accavallavi e scavallavi le gambe e avevi sù le autoreggenti che ti stanno bene da morire ( ti sta bene tutto).
Va bene, ho capito, parliamo, sono tranquillissimo.

Ho pensato che significa? Me la fa sentire nell’aria con la faccia di chi dice3
– Stai fermo lì! si guarda ma non si tocca! Zitto che adesso ho da dirti delle cose.-
Ed io zitto son stato zitto: mi sono detto – Vuoi fregarmi e farmi fare la figura dello scemo con la lingua di fuori e gli ormoni senza controllo? E io sono tranquillo, Vedi? Tranquillissimo, delle tue cosce e del tuo profumo non me ne frega niente. Parliamo, è meglio, dobbiamo chiarire dolcemente alcune cose, alcuni momenti-
Parliamo che questi cazzo di uomini che con la loro idea fissa sono insopportabili.
Giulia guarda come sono corretto. Riesco perfino a guardarti negli occhi invece che nella scollatura, e discutiamo… dei momenti che, delle sensazioni che poi, delle, delle delle delle delle………… via
– E poi, guarda Piero, l’ho notato che non ti attraggo più come prima. Che sei distante e distaccato, non mi guardi più. Insomma non hai tensione verso di me.-

4

Prendi il paltò, ti alzi, mi baci sulla guancia e ci sentiamo domani, è tardi ho un sacco di cose da sbrigare. Ma porca miseria Giulia, è tutta una finta, ma dove vai ( che gambe madre santa che gambe)
Giulia dai sono eccitato come un cerino in mezzo ai fuochi d’artificio. Andata!
E so che non leggerai nemmeno questo scritto, cosa tene frega a te dei blog. Giulia porca miseria che lunedì di merda.